FEAT SE18 – STEFANO CERIOLI + SID, A FILLER ‘ZINE

SID, THE FILLER’S ‘ZINES:
Si aggiudica la copertina della prima fanzine targata Filler, Stefano Cerioli.

[Eng Below]

Durante Filler Spring Edition 2017, Michele Guidarini, con il supporto di Liquitex, ha tenuto il primo workshop pratico

dedicato alla creazione della FANZINE numero 0, promossa, autoprodotta e targata Filler, interamente dedicata alla
Skate Culture.
Il tema del numero zero di S.I.D. (Skate Is Dead) era dedicato agli skaters che hanno fatto la storia, un tributo alla “top ten” di coloro che hanno portato in alto questa disciplina.
Lo scopo del workshop era creare un messaggio visivo attinente al tema, attraverso i valori e le tecniche “old school” riproponendo grafiche e illustrazioni delle prime Skatezine attraverso i canoni della vecchia grafica punk.

Una giuria, composta dai membri dell’organizzazione di Filler, ha decretato come miglior lavoro quello di Stefano Cerioli, artista e grafico Milanese, premiandolo con la pubblicazione in copertina, un’intervista e un articolo dedicato sui nostri canali
web. Hanno preso parte al workshop ed alla creazione della fanzine: Stefano Cerioli, Cesare Parmiggiani, Claudia Battisti, Dennis Cerioli, Diego Bonci, Jean Giacomo Tobias Held, Lorenzo Gonnelli, Marta Comunale, Michele “EXEM” Vicentini, Emanuele Trevisi. La fanzine sarà autoprodotta in serie limitata e messa in vendita ad un costo di 5 euro durante Filler. Stefano Cerioli firmerà le prime dieci fanzine, quindi vedete di non farvela scappare!!!  Il ricavato andrà a supportare lanostra autoproduzione e la divulgazione della stessa.

Di seguito l’intervista a Stefano Cerioli fatta da Dario Dr.Pepper Maggiore, art director dell’evento.

[Dr.Pepper] Senza perderci in lunghe introduzioni, usa 5 parole per presentarti. 
[Stefano Cerioli] SOGNATORECOMPULSIVO; ESPLORATOREDILINGUAGGIVISIVI; MISCELATOREDIESPERIENZE;
RIBELLENEOANZIANOPOSTGIOVANE; APPASSIONATORACCONTATOREDISTORIEPERIMMAGINI…
Ammetto, ho barato… ma 5 parole sono così poche…

[DP] Stefano, la prima volta che mi sono imbattuto in un tuo lavoro è stata alla mostra “Skateboard Confluence” all’Alcatraz. Ammetto che era uno dei lavori più interessanti poi ho iniziato a seguirti e ho visto che hai realizzato
altre tavole da skate. Raccontaci un po’ del tuo rapporto col legno, ma specialmente con la tavola da skate.
[SC] Facile, la tavola da skate è un feticcio. Non è semplicemente un oggetto ma un media che trasporta chi lo usa non solo fisicamente ma anche con la fantasia. Puoi farci un sacco di tricks ma può anche raccontare tanto di te. Ogni skater ha
la “necessità” di personalizzare la sua tavola perchè attraverso essa può identificarsi. La stessa cosa avviene per me, ogni oggetto che in qualche modo rappresenta per me, una passione, un amore, un’esperienza forte, esercita un
impulso irrefrenabile alla personalizzazione. Che sia una tavola da skate, una chitarra o il serbatoio di una moto.

[DP] Tra l’altro quando ho visto i tuoi lavori non immaginavo un ragazzone saggio e barbuto come te.
[SC] Innanzi tutto non ti ringrazierò mai abbastanza per avermi definito “un ragazzone saggio e barbuto” che è la traduzione carina e supergentile di “cinquantenne con pochi capelli”!!!!

[DP] Molti dei tuoi lavori hanno chiare influenze legate alla lowbrow art americana e alla street art. Essendo un “veterano” avrai anche visto nascere artisti che attualmente sono molto quotati e magari che ti ispirano. Hai mai seguito il lavoro di qualcuno in particolare dagli albori?
[SC] Si decisamente ciò che faccio è influenzato da culture underground come la street art, la lowbrow art, i codici grafici di tattoo e quant’altro. Anche le grandi culture antiche forse inconsciamente mi hanno influenzato. Nei miei lavori c’è una ricerca che tende a mixare/amalgamare stili e linguaggi apparentemente diversi e lontani tra loro creando una somma o una sottrazione che poi è diventato il mio linguaggio riconoscibile.
Di ciò si è accorta anche Tara McPherson di Cotton Candy Machine Gallery di New York, che tempo fa mi ha invitato ad una collettiva internazionale di artisti Lowbrow molto cool. Per fare qualche nome di artisti che ho visto per così dire nascere artisticamente e che hanno avuto una qualche influenza su di me potrei citarti il californiano ZioZiegler che ho scoperto casualmente a San Francisco, oppure Mike Giant, Ferris Plock, Jeremy Fish o l’illustratore Graham Yarrington ma anche diversi artisti italiani come Alessandro Torri, Thomas Raimondi e lo stesso Michele Guidarini… lo conosci? ;-P

[DP] Se prima consideravo l’oro un colore pacchiano e un po’ kitsch, negli ultimi anni lo sto rivalutando molto anche grazie ad artisti come Jeremy Fish. Tu ne fai un buon uso e lo accosti spesso nei tuoi lavori. Come mai questa scelta, da cosa sei stato spinto?
[SC] In effetti la mia palette colori è decisamente limitata. Utilizzo il bianco, il nero e l‘oro uniti al colore del supporto che di solito è una tela ecru o un cartone da pacchi o del legno grezzo. Credo che sia perché venendo dalla grafica il mio linguaggio funziona bene in maniera sintetica l’asciando ai tratti piuttosto che al colore il compito di comunicare. L’oro è una mia cifra stilistica ed è anche un modo per rendere i miei lavori delle icone. Rappresenta un po’ il “valore” di ciò che voglio raccontare… o forse sono semplicemente un tamarro!!!

[DP] Anche tu sembra avere la fissa per gli animali e le geometrie.
[SC] Si è vero, credo che gli animali siano per me una sintesi, quasi una scorciatoia per raccontare qualcosa, anche solo uno stato d’animo. Mi risulta semplice riassumere il concetto di rabbia attraverso delle fauci minacciose oppure la paura utilizzando un indifeso topolino e così via. Sono simboli ancestrali. Le geometrie, le texture onnipresenti rappresentano la complessità del nostro essere, gli strati che compongono la nostra conoscenza o ancora le rughe, le cicatrici, i segni sulla
pelle che raccontano il nostro vissuto. E poi… mi ipnotizzano e mi sballano quando le realizzo!!!

[DP] Mi è capitato recentemente di discutere con un mio amico artista sull’illustrazione fatta a caso. Come partire da zero, senza idee e poi lasciarsi trasportare. A me ad esempio mi è capitato più d’una volta di non saper cosa disegnare e di cavare
fuori un lavoro valido o almeno personalmente soddisfacente. Di la verità, pure tu a volte disegni a caso, ammettilo…
[SC] NO NO NO ASSOLUTAMENTE!!! Tutto ciò che disegno e dipingo è frutto di interminabili ed estenuanti elucubrazioni filosofiche…. vabbè sono poco credibile. In effetti mi capita di lasciar correre la matita sul foglio per scoprire dove mi porta,
è un bellissimo esercizio creativo. Tuttavia spesso parto da un concetto e mi riesce facile sviluppare un disegno che magari si trasforma in una tela o in una grafica che a sua volta diventa uno sk8 o una serigrafia. Recentemente hai esposto insieme a Michele Guidarini e a Thomas Raimondi in una mostra collettiva “Kill Your Idols”.

[DP] Quei due non sono molto a posto, lo sai vero? Perchè ti sei fatto coinvolgere in quella cosa? Va che non esci più vivo col
Guidarini…
[SC] Si verissimo, non sono per nulla a posto e proprio per questo ho voluto collaborare con loro. Da molto tempo ci si seguiva a vicenda sui social network. Ognuno di noi era interessato al lavoro degli altri ma non ci si conosceva direttamente. Poi ci siamo incontrati a qualche mostra e al Filler e abbiamo cominciato a conoscerci meglio e ad interagire scoprendo di essere sulla stessa lunghezza d‘onda creativa. Questo ha portato a ideare e poi realizzare un progetto molto figo che abbiamo chiamato “Kill Your Idols”. Il progetto si è palesato con una prima mostra a Milano, e avrà seguito attraverso altre mostre che stiamo preparando a Roma, a Barcellona e speriamo si definiscano presto altre date.
Vorremmo farlo diventare una sorta di tour in molte città europee e non solo, come se fosse una tourné di una band. La forza di questo progetto espositivo sta nel fatto che, ognuno di noi oltre ad avere uno spazio personale per presentare il
proprio lavoro individuale, lavora su “opere a 6 mani”. Questo ha permesso di intervenire su alcuni lavori degli altri creando risultati inaspettati e di una forza dirompente. Abbiamo messo a disposizione degli altri il nostro lavoro e attraverso
la “distruzione” di questo si è creato un nuovo linguaggio molto forte ed interessante. Abbiamo “ucciso” i nostri lavori feticcio e questo ha dato vita ad una cosa nuova, una sorta di rinascita, da qui il nome del progetto “Kill Your Idols” che
è il titolo di una canzone dei Sonic Youth.

[DP ]Per recuperare la situazione, immagino tu abbia già in testa qualcosa di nuovo da presentare al pubblico. Mostre in programma? Nuovi progetti o collaborazioni?
[SC] Parallelamente al progetto “Kill Your Idols” continuo a portare avanti il mio lavoro individuale e la mia ricerca. Ho diverse mostre in preparazione. Continua la mia produzione di tavole da skate “alternative”. Ho in fase di preparazione una linea di t-shirt serigrafate con mie grafiche e tanto altro ancora.

[DP] Fanzines? Ne abbiamo?Fanzine ne abbiamo eccome! E’ uno dei mie primi amori, credo di aver relizzato la prima circa 1000 anni fa’ quando avevo 12 anni, era legata al tour californiano dei Sex Pistols. Ultimamente c’è stato un ritorno di fiamma anche grazie a Filler
Spring Edition dove ho partecipato ad un divertentissimo workshop con Michele Guidarini proprio sulla progettazione di questa fanzine. Anche qui il risultato è sorprendente!!!

[DP] Una domanda di rito: cosa ti piace ascoltare quando disegni? Sembra una domanda banale ma in base a come risponderai moltissimi si faranno una certa idea di te, sappilo.
[SC] Amo tutta la musica, soprattutto il rock (vengo dai mitici ‘70…) e il punk rock ma se devo dirla tutta… lo ammetto, fatevi pure una pessima idea di me ma… il grunge è ciò che ascolto maggiormente ( ;-P )

[DP] Beh, insomma, ci vediamo a Filler Spring Edition a sto punto, che ne dici?
[SC] Caro amico mio non vedo l’ora!!! Filler sarà la mia iniezione di bellezza ringiovanente.

 

[ENGLISH]

Stefano Cerioli was awarded the cover of the first Filler zine.

During Filler Spring Edition 2017, Michele Guidarini, supported by Liquitex, held the first practical workshop whose aim

wasto create FANZINE #0, promoted and self-produced by Filler, and entirely about the Skate Culture. #0 S.I.D. (Skate Is Dead) revolves around remarkable skaters in history, a tribute to the “top ten” who made this discipline great.
The aim of the workshop was to give birth to a visual message linked to the theme, by using “old school” values and techniques, and by replicating, through old punk canons, graphics and illustrations from the first Skatezines.

A jury, made up of members of Filler, proclaimed Stefano Cerioli winner – Milanese artist and graphic designer – awarding him the cover of the next zine, an interview and an article to be published on our channels. Here’s the names of those who took part to the workshop and the creation of the fanzine: Stefano Cerioli, Cesare Parmiggiani, Claudia Battisti, Dennis Cerioli, Diego Bonci, Jean Giacomo Tobias Held, Lorenzo Gonnelli, Marta Comunale, Michele EXEM Vicentini, Emanuele Trevisi. A limited edition zine will be self-produced and available at Filler (5 euros). Stefano Cerioli will sign the first ten copies,

therefore don’t miss it! All the proceeds benefit the self-production and dissemination of the zine itself.

Interview by Dario “Dr.Pepper” Maggiore (art director of Filler)

[Dr.Pepper] Describe yourself in 5 words.
[Stefano Cerioli] CompulsiveDreamer; VisualLanguageExplorer; MixOfExperiences; RiotOrPostYoungOldPerson;
PassionateStoryTellerThroughImages… Ok, I cheated… but 5 words aren’t enough…

[DP] The first time I bumped into your work it was during the exhibition “Skateboard Confluence” at Alcatraz. I have to say it was one of the most interesting ones there, and I kept following you ever since, discovering you have produced other skateboards. Tell us something about your relation with wood, especially with the skateboard. 

[SC] Easy, the skateboard is some sort of fetish to me. It’s not simply an object but a medium which is able to carry not only your body but also your mind away. You can do lots of tricks with it, and it can tell many things about you. Every skater “needs” to customize his/her skateboard as it reflects our own personalities. Same for me: I feel the need to customize every object representing my passion, my love, recalling a strong experience. Being it a skateboard, a guitar, a
motorbike tank.

[DP] Moreover, when I saw your work I would have never imagined you as a big wise bearded boy.
[SC] First of all, I will never thank you enough for calling me “a big wise bearded boy”, which is the nicer version of “balding 50-year- old men”!!!

[DP] Many of your works are clearly influenced by the American lowbrow art and street art. Being “experienced”, you might have seen many artists growing, who are currently very much followed and might have inspired you. Have you ever followed someone’s work from the very beginning?
[SC ] Yes, what I do is definitely influenced by underground cultures such as street art, lowbrow art, tattoo graphic codes etc. Ancient cultures too might have influenced me. When working, I tend to mix styles and codes – apparently different ones and very detached the one from the other, ending up creating sometimes a sum sometimes a subtraction which has become my own code. This was noticed by Tara mcPherson of Cotton Candy Machine Gallery from New York, who invited me to a super cool international Lowbrow artist meeting. If you want me to name someone in particular who influenced me, I’d say the Californian ZioZiegler, whom I randomly discovered in San Francisco, or Mike Gian, Ferris Plock, Jeremy Fish, Graham Yarrington, as well as various Italian artists such as Alessandro Torri, Thomas, Raimondi and Michele Guidarini himself… d’you know him? ;-P

[DP]I used to consider gold a kitsch colour, but I have changed my mind in the past few years thanks to artists like Jeremy Fish. You use it well and frequently in your works. How come?
[SC] Actually, my colour palette is restricted. I use three colours, white, black and gold mixed to the colour of the base, which is usually an ecru canvas, or some cardboard boxes or raw wood. I think it’s because, coming from the graphics world, my code works well with a few means, leaving the message to the traits, rather than the colours. Gold is my signature, plus it helps me with the ikons I am working on. It stands for the “value” I want to talk about… or maybe I’m just thrash!!!

[DP] You seem to be into animals and geometries.
[SC] That’s right, I think animals are a synthesis, almost a shortcut to convey something, even a mere feeling. I find it simple to sum the concept of anger up through some threatening jaws, or the concept of fear through a mild mouse, etc. They are ancestral symbols. Geometries, omnipresent textures, represent our complex being, the layers of our conscience, or
wrinkles, scars, marks on our skin which tell people about our past life. Moreover… I get hypnotized while creating them!!!

[DP] I’ve recently discussed random illustration process with a friend of mine. Starting from zero, with no ideas, and getting carried away. It happened to me more than once, not knowing what I was about to draw and ending up with something I considered a satisfactory job. Be honest, that’s what happens to you too…
[SC] NOT AT ALL!!! Everything I draw and paint comes from endless and exhausting philosophical ramblings… OK, I am a bad liar. It actually happens to let my pencil slide on the paper and discover where it leads me – it’s a beautiful creative exercise. However, I usually start from a theme, and it’s simple to me to develop a drawing which may turn into a canvas or an illustration, which in turn becomes a skateboard or screen-printing work.

[DP] You have recently exhibited with Michele Guidarini and Thomas Raimondi in a collective show called “Kill Your Idols”. Those guys are a bit insane, you know that?
[SC] Why have you joined? You don’t get out alive when Guidarini is involved… Yeah, it’s true, they’re insane, that’s why I wanted to work with them. We have been following each other on the socials. Each of us was interested in the others’ works but we didn’t know each other in real life. We met at some exhibitions and at Filler, and we started getting to know each
other better and interact, finding out we are on the same creative wavelength.
This led to a very cool project we called “Kill Your Idols”. It started as a first exhibition in Milan, and other two will follow in Rome and Barcelona; and hopefully many others. We’d like to make it something like a tour landing to many European cities (but not only), like bands do. The strength of this exhibition is that not only does each one of us work on our personal projects in a specific area, but also we work on “six-handed” works. This allowed each of us to take action on the others’ works, leading to unexpected results and very strong effects. We made our work available for the others to change, and through this sort of “destruction” a new strong and interesting code was born. We basically “killed” our fetish works, and this gave birth to something new, some sort of rebirth, which leads to the title itself, “Kill Your Idols” – a song by
Sonic Youth.

[DP] I guess you have already something new in your mind to show to the public. Planned exhibition? New projects or collaborations?
[SC] In parallel to the project “Kill Your Idols”, I keep working on my own project and research. I am organizing a few exhibitions. I keep the production of “alternative” skateboards alive. I am working on a new line of screen-printed t-shirts, and much more.

[DP] What about fanzines?
[SC] There’s plenty! It’s one of my first loves: I think I realized my first one about 1000 years ago, when I was 12. It was linked to the Sex Pistols Californian tour. I have recently fallen in love again with zines also thanks to Filler Spring Edition where I took part to a super fun workshop with Michele Guidarini and created a zine. The results were awesome!!!

[DP] Usual question: what do you like listening to while drawing? It seems a simple-minded question, but many readers will have a certain idea about you, according to your answer – just so you know.
[SC] I love any kind of music, above all rock (I’m from the 70s…) and punk rock, but if you ask me… I have to admit – do get a bad idea about me! – grunge is what I listen to the most (;-P)

[DP] Well, I’ll see you at Filler Spring Edition then – what you say?
[SC] I’m looking forward to it, my friend!!! Filler will be my beauty rejuvenating injection.