5 DOMANDE IN 5 MINUTI: GIULIA BRACHI​

1. Chi sei?

Dopo che gli alieni mi hanno riportato sulla terra il mio nome è diventato Giulia Brachi, “dalla Toscana con furore”, con la c rigorosamente aspirata. Nome in codice: SGU. Classe (poca) 1992, nata e cresciuta a Prato, cittadina che si affaccia sul mare, un ambiente paragonabile quasi alla California. Ah, no. Scusate, stavo guardando il mio desktop. Da sempre amante del disegno (i miei lavori all’asilo erano sicuramente più interessanti), decido quindi di intraprendere un percorso artistico (questo termine rende il tutto più professionale) che si snoda tra l’Istituto d’Arte di Pistoia e poi all’Accademia Italiana a Firenze, indirizzo grafica e comunicazione. Da quel momento in poi sono susseguiti eventi, cambiamenti, diverse esperienze in ambito personale e professionale. Attualmente lavoro come grafica e illustratrice freelance. Ma adesso basta annoiarvi, veniamo al succo: ho deciso quindi che da grande voglio fare… Ah, scusate, è pronta la pizza.

2. Pennello, pennarello o matita: chi è il tuo migliore amico?

L’ansia, è lei la mia migliore amica. Direi che ogni oggetto ha il suo ruolo fondamentale, il suo tempo, il tuo stato d’animo che di riflesso ti fa usare un determinato strumento rispetto ad un altro e la voglia di sperimentarne nuovi. Non smettiamo mai di cambiare e di evolverci. Un tempo dipingevo spesso ma da quando ho capito (forse) la strada che voglio realmente intraprendere direi che la risposta è: “pennarello” che viene subito dopo “matita” e aggiungo, prima ancora, “cervello” (si fa quel che si può). Il mio processo lavorativo inizia infatti con la paranoica ricerca dell’idea e del concetto, basata su di una tematica. Ogni illustrazione che creo ha sempre un perché ed un significato specifico, più o meno anche ironico e sarcastico. Superata la fase di ricerca, vado di disegno a matita e successivamente d’inchiostrazione, rigorosamente su carta. La colorazione, utilizzando tinte piatte, avviene invece al computer. Ah, naturalmente non ho mai smesso di chiudere male il tappo dei vari pennarelli che ogni volta utilizzo, il che mi crea non poco disagio, ma ci sto lavorando.

3. La tua ultima collaborazione/lavoro.

“THIS IS NOT A LOVE SONG”, fantastica collaborazione nata proprio in casa Filler nell’edizione di Dicembre 2016 a cui ho partecipato. Eravamo “vicini di stand” e ci siamo subito trovati bene, ritengo il progetto veramente interessante e creativo. Lo scopo è quello di scegliere e illustrare una canzone d’amore, personalizzandola e rivisitandola. La cosa si è rivelata quindi molto divertente… A breve “sforneremo” il lavoro, rimanete quindi connessi! Un’altra collaborazione parallela, fresca fresca, su cui sto lavorando è quella con il marchio “TRASANDO STUFF”, progetto underground DIY di street wear, serigrafia, ecc. Si parla di progettazione e realizzazione di una grafica per la nuova collezione di t-shirts, il che mi rende veramente contenta e onorata di questa collaborazione. Altri progetti e lavori sono comunque in corso, come si dice “ho i miei tempi”, ecco.

4. 5 aggettivi per descrivere FILLER.

Cinque e basta? Posso anche non usare aggettivi? I paletti mi bloccano il pensiero, rischio di fare come le capre quando si fingano morte. Ci provo dai. DIVERTENTE: l’aria che si respira è fantastica. Anche se sono giornate di convention “full immersion”, trovi persone magnifiche e fuori di testa, l’ambiente è quello in cui si respira a pieni polmoni il DIY, l’underground, lo skateboard, la buona musica punk hardcore e tutta la cultura che gira intorno a questi elementi. L’edizione di Dicembre 2016 per me è stata la prima esperienza a Filler e mi sono sentita subito “a casa”. Quando finisce hai il magone per non essere più lì.
PROFESSIONALE: Filler offre la possibilità di conoscere e confrontarsi con artisti nazionali ed internazionali che spaccano veramente tanto, e anche con i tuoi stessi limiti. Persone con maggiore esperienza di te che ti aiutano quindi a crescere e migliorare. Tornando a casa, oltre ad avere poster, grafiche, maglie, stickers di tutti i colleghi presenti all’edizione, nuovi amici e conoscenze, persone che si sono fermate al tuo stand ed hanno parlato con te, chiesto del tuo lavoro, parlato con te del loro, ti sei confrontato quindi con tutto quello che è Filler, ti rendi veramente conto che il tuo bagaglio culturale, personale e soprattutto professionale è sicuramente più grande e migliore del giorno prima in cui l’edizione è iniziata. Lo sapevo che non ce l’avrei mai fatta, non sono cinque aggettivi. Ho racchiuso comunque il mio pensiero nei due punti che ritengo fondamentali.

5. Quante specie viventi e non viventi abitano sopra e dentro il nostro corpo?

Ritengo che sia una domanda veramente difficile, aspetta che chiedo alle mie altre due personalità. La specie non vivente, visto che è un po’ ingombrante e pesante, ogni tanto l’appoggio dentro l’armadio. MI dispiace buttarla via, non si sa mai, magari il prossimo anno me la rimetto. Le specie viventi invece, dipende da quella che si sveglia prima la mattina. Determinato mostro prenderà il sopravvento su gli altri per tutta la giornata. Non ci si annoia mai insomma.
Per quanto riguarda “il sopra” invece, direi che vi abita la signora Pesantezza Mentale.Effetto cinghiale sullo stomaco, è un’entità mostruosa che ti aspetta apposta e ti fa cianchetta mentre sali le scale. Simpaticissima. Svariati ecosistemi personali direi.